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Il rischio sistemico delle Trading Houses

Il rischio della Trading House Trafigura

Nelle ultime due settimane si è parlato molto delle trading houses e in particolare di una chiamata Trafigura – problemi di liquiditá. Prima di tutto cerchiamo di capire cosa sono le trading houses.

Marc Rich è stato il primo a creare questo modello. Prima delle trading houses esistevano solo le majors. Le majors sono Shell, BP, Exxon etc. Le trading houses nacquero come intermediari, lo sono ancora ma erano molto più piccole.

Prima i contratti per il petrolio erano a lungo termine. Con le trading house è nato quello che oggi viene conosciuto come lo spot market. Nello spot market si può comprare un solo cargo e rivendere nell’immediato. Con il tempo le trading house sono diventate sempre più grandi.

Le Trading House pre 2008

Fino al 2008, la maggior parte del trading di materie prime era gestito dalle majors ma anche dalle banche. JP Morgan per esempio era una delle banche che tradava più fisico. Tutto è cambiato con la crisi del 2008. Le banche dopo le nuove regolamentazioni sono quasi tutte uscite dal trading di materie prime fisiche.

E questo ha fatto sì che le trading houses diventassero sempre più grandi. Le banche che prima tradavano direttamente in materie prime, dal 2008 in poi hanno cominciato a prestare via linee di credito alle trading house. Sono uscite dal trading.

Oggi le trading houses sono diventate così grandi che ora sono viste come un rischio sistemico. La volatilità delle materie prime sta poi mettendo molta pressione alla loro liquidità. Le trading houses usano derivati per hedgiare il rischio delle materie prime che tradano. Quando aumenta la volatilità, gli exchanges mandano margin calls.

Ora queste trading house ad oggi tradano tutte le materie prime. Per esempio, un’azienda come Trafigura ha posizioni nel petrolio, gas, agricolo e metalli. Per questo durante questo periodo di volatilità le loro linee di credito vengono usate per coprire questi margin calls.

Ora le trading houses stanno chiedendo ai governi di supportarle durante questo periodo. Molte hanno giá aumentato la leva con le banche, ed in alcuni casi sono in discussione con fondi come Blackstone per emettere equity. Se la volatilità continua a questi livelli, le trading house avranno bisogno del supporto dei governi, perché sarà molto difficile sostenere questo livello di volatilità. Un default di queste aziende sarà molto rischioso per l’economia.

Queste aziende spostano molte materie prime ogni giorno. Una disruption a causa di un default, porterebbe ad un aumento dell’inflazione e metterebbe ancora di più sotto pressione le supply chain. Come vedete è un problema molto importante del quale non si parla molto. Ma se la volatilità continua, questo tema arriverà sicuramente sulle prime pagine di tutti i giornali.

Le più importanti Trading Houses al mondo

Queste sono alcune delle trading house più grandi al mondo:
• Glencore
• Vitol
• Trafigura
• Cargill
• Mercuria
• Adm

Come operano le Trading Houses?

Cerchiamo di capire meglio come operano le Trading houses e perché hanno problemi di liquidità. Lo faremo guardando brevemente al loro business model. Una trading house come Trafigura è continuamente alla ricerca di arbitraggio per il fisico che muovono. Fisico é la materia prima. Lo fanno in diversi modi:

• C’è quello che viene chiamato l’arb geografico, comprare per esempio petrolio nel Gulf Coast del Messico e vendere in Europa. Qui l’arbitraggio diventa la loro abilità di ridurre il costo del nolo.
• C’è invece la miscelazione. Dove mescolano diversi prodotti prima di vendere al consumatore.
• In altri casi invece è uno spread finanziario. Hanno accesso a linee di credito a prezzi molto bassi. Usano queste linee di credito per fornire finanziamento a lungo termine a produttori o importatori. Molte delle trading houses hanno dei portafogli diversificati di differenti materie prime. Sono anche diversificati sul long e short. Essere long vuol dire avere il fisico, short il contrario. Quindi il risk manager di una trading house insieme al trader deve gestire tutti questi rischi.

Ora quello che gli sta creando problemi al momento é il rischio sul derivato. Un trader non prende mai quello che si chiama flat price risk. O meglio un trader non prende mai il rischio direzionale del prezzo. Una volta comprato o venduto un prodotto, il trader si copre (hedging).
Facciamo un esempio:

Un trader come Vitol compra petrolio in America con destinazione Cina. Stiamo parlando di un tragitto di circa 30 giorni. Appena comprato il petrolio, il trader si copre. Quindi é lungo il petrolio (fisico) e short il derivato. Il fisico ed il derivato vanno nella direzione opposta. Uno sale l’altro scende.

Ora se c’è un rialzo molto forte del prezzo, il broker/exchange che offre la copertura al trader gli manda un margin call. Ed é qui la cosa interessante. Il derivato crolla, ed il trader deve pagare il margin call.

Ma in realtà nel suo book il valore del fisico è aumentato quanto il crollo del derivato. È quindi una questione di tempo. Se questo movimento di prezzo avviene 20 giorni dall’arrivo del cargo in Cina, il trader é costretto a pagare i margin calls, ma non ha ancora monetizzato il valore del fisico. Quello succede solo quando il cargo arriva in Cina.

È questo il problema che stanno avendo. Il prezzo di quasi tutte le materie prime che tradano é al rialzo, quindi i derivati sono al ribasso. Per poter restare nel trade, devono pagare diversi margin calls e questo sta mettendo pressione alle linee di credito che non sono abbastanza per ripagare tutti i margin calls. Se la volatilità continua a questi livelli le trading houses hanno tre opzioni:

– Chiedere più capitale alle proprie banche, che già hanno fatto in molti casi
– Emettere più equity, ed è quello che stanno cercando di fare collaborando con le private equities
– Supporto governativo
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